Electronic Landscape di Luigi Bussolati


Luigi Bussolati
© Courtesy Luigi Bussolati

Vedute extraurbane che sembrano un reportage realizzato da un satellite nello spazio. Nella curiosità infantile che accende il gioco di guardare dentro le cose, il piccolo si trasfigura nel grande

Nelle schede elettroniche del computer c’è il DNA della nostra epoca digitale, il cuore-password tecnologico di memoria delle cose, dell’architettura del XX secolo, sintetizzato in anonimi microchip che contengono sofisticati congegni elettronici, dissipatori, connettori, assemblaggi di elementi misteriosi, sistemi intelligenti dalle dimensioni lillipuziane che custodiscono potenzialità inespresse ancora tutte da esplorare. Lo fa Luigi Bussolati, fotografo di reportage di diverso genere, autentico eclettico esploratore di nuovi e visionari paesaggi inscritti nella luce, da anni intento a fermare in uno scatto fotografico quel complesso mondo che c’è fuori e dentro le cose. Pubblichiamo in esclusiva la sua nuova serie di immagini che rappresentano architetture hardware, skyline futuribili, cartoline di futuri possibili, raccolti sotto il titolo di Electronic Landscape: vedute extraurbane che sembrano un reportage realizzato da qualche satellite lanciato nello spazio. Queste fotografie trasudano di energia pulsante e paradossalmente si iconizzano in una immobilità metafisica, trasformando microchip in paesaggi metropolitani visti sotto un’altra luce.

Osservando questi ingegneristici “plastici”, in tutte le immagini, la luce disegna percorsi, prospettive, profondità invisibili e accentua volumi di città capaci di intuire i tempi che verranno, utilizzando la fotografia come sismografo della postmodernità. Forse il DNA delle schede elettroniche coincide alla perfezione con quello degli esseri umani tecnologizzati? Ai posteri l’ardua sentenza.

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