ADRIANO CAPUTO. GESTALT O NARRAZIONE, ILLUMINATA 


Adriano Caputo
Hermès, FuoriSalone 2014, Palazzo Serbelloni, Milano. Courtesy Hermès

Come è diventato Lighting Designer?
Una vocazione  illuminante  a seguito di una conferenza sulla luce del prof. Corrado Terzi che ha rischiarato il mio mondo delle tenebre. Poi occupandomi da circa trent’anni di mostre d’arte temporanee e di allestimenti scenici per grandi eventi notturni, ho imparato da autodidatta sul campo, le interazioni continue tra spazio, architettura costruita e oscurità. Ed è in quelle occasioni provvisorie ed emotivamente forti per l’apprensione della riuscita e il poco tempo a disposizione per provare, che mi sono forgiato tra errori e soluzioni tecniche sperimentali. Infine tanti approfondimenti cognitivi.

A suo parere esistono progetti difficili da realizzare?
La capacità intellettiva risiede nel saper affrontare una realtà oggettiva che non si conosce con l’umiltà nel fare fronte ad essa con il sostegno di altri carismi propri o altrui. Ognuno di noi possiede un “campo vibratorio personale”, una matrice che genera tramite i pensieri, le emozioni, il fisico, oltre che, naturalmente, tramite ciò che contiene a livello interiore. In seguito ci sono diversi livelli di lettura che scaturiscono dalla Gestalt (lo studio della forma e della percezione visiva in uno spazio architettonico, Ndr) e le sue implicazioni fenomeniche nel campo visivo. In questo complesso “teatro di eventi” gli esseri umani sono attori e spettatori: attori, in quanto interagiscono tra di loro e con l’ambiente; spettatori, in quanto osservano ciò che accade nello spazio per acquisire e riconoscere nel minor tempo possibile le informazioni utili, e che  possiedono un apparato sensoriale che si modifica automaticamente a seconda dell’energia presente nell’ambiente. Infine esiste un apprendimento mentale, quello derivato dallo studio che va ad alimentare il sapere.

Vuole darci una breve sintesi di un progetto riassuntivo della sua professionalità  e della sua creatività

Senz’altro il Gran Salone di Palazzo Barberini a Roma affrescato da Pietro da Cortona e progettato da Bernini e Borromini (1° premio “Trophées Lumiville 2011 de la Conception Lumière” nella sezione Prix InLight Expo “Espace Intérieur” per la migliore opera realizzata nel 2010, Ndr). Sono entrato in punta di piedi avvertendo la presenza “ingombrante” di questi sommi maestri. Il primo avvicinamento è stato caratterizzato da un apprendimento interiore per entrare in vibrazione con il luogo e le atmosfere che lo contraddistinguono, con il non visibile. Si è trattato di qualcosa in cui la mente è dovuta intervenire a posteriori, per rendere consapevole ciò che si era compreso in modo da traslarlo sul piano appunto della consapevolezza ed acquisirla per risonanza.

 

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