Alta moda a Berlino e Beverly Hills


Andrea Mazza

La luce di Andrea Mazza nelle nuove boutique di Salvatore Ferragamo

 

Dopo una laurea in disegno industriale nel 2006, Andrea Mazza ha scelto di proseguire con un biennio di specializzazione in lighting design. Dal 2008 opera nel campo, lavorando al fianco di vari studi di architettura, ma il suo core business è quello della realizzazione degli showroom Salvatore Ferragamo in Italia e nel mondo. Negli anni Mazza ha sviluppato centinaia di progetti illuminotecnici per la maison. Gli ultimi due punti vendita aperti – Berlino e Beverly Hills – hanno visto la nascita di un nuovo concept per l’interior e, conseguentemente, per l’illuminazione.  Ne abbiamo parlato direttamente con Andrea Mazza.

Ha lavorato a fianco a fianco con lo studio di interior design oppure è intervenuto in un secondo momento? Quali sono a suo avviso i vantaggi (o, eventualmente, gli svantaggi) di questo modus operandi?
Lo studio responsabile del nuovo interior è Studio Sofield, di New York. Io sono intervenuto da gennaio 2014, quando il loro concept è stato approvato da Salvatore Ferragamo. Avevano già sviluppato gli arredi e la pianta dello store. Dal primo incontro a New York è iniziata la collaborazione con il team di progetto (ingegneri e project manager locali) per lo shop di Beverly Hills e settimanalmente ci siamo confrontati per lo sviluppo in parallelo dei dettagli. A novembre 2014 il progetto delle luci è stato ultimato secondo le normative californiane, gli apparecchi scelti e così le luci degli arredi. Da questo punto in poi abbiamo lavorato sugli esecutivi dei mobili, trattati come prototipi. Prima dell’apertura, una volta installato tutto, è stato fatto un lavoro di fino per quanto riguarda i puntamenti e le dimmerazioni all’interno delle diverse stanze.  Abbiamo operato in maniera molto particolare rispetto a uno store tradizionale, dove generalmente il progetto viene sviluppato in pochissimo tempo. In questo caso il lavoro è stato molto più dettagliato e la stretta collaborazione tra tutti gli attori è stata molto intensa, soprattutto grazie alle tempistiche dilatate. La difficoltà maggiore è stata quella di adattarsi ai metodi di lavoro statunitensi, dove ogni singolo aspetto del progetto è sviluppato da un singolo professionista. Quindi, il lavoro di condivisione è molto più complesso rispetto a un progetto realizzato in Europa.

Mi parli del nuovo concept per gli store Ferragamo. In cosa differisce da quanto fatto in precedenza?
Per lo store di Beverly Hills le richieste degli architetti sono state da subito molto precise. L’illuminazione a soffitto doveva essere nascosta, mentre gli arredi dovevano avere illuminazione dedicata. Rispetto allo store tradizionale, dove si predilige la flessibilità del sistema di illuminazione, abbiamo optato per un sistema che fosse pressoché fisso. Infatti, nei progetti realizzati fino ad ora, è stato utilizzato il sistema Light Cut Mini di Flos che permette di cambiare facilmente la posizione dei faretti. Tale flessibilità è fondamentale quando, date le tempistiche di realizzazione, bisogna modificare le cose durante il cantiere.
Per quanto riguarda Beverly Hills, gli architetti hanno ridotto ai minimi termini la quantità dei punti dove inserire gli spot a soffitto e, di conseguenza, abbiamo dovuto studiare un sistema nuovo.
Oltre alla necessità di rispettare il concept, un altro fattore molto vincolante nella progettazione è stato quello di dover rispettare le normative inerenti ai consumi energetici vigenti in California e specialmente quelli adottati dalla città di Beverly Hills. I limiti imposti qui non esistono in altri paesi. I consumi al metro quadro dell’illuminazione sono bassissimi. Un lavoro meticoloso di ricerca e sperimentazione è stato fatto con Betronic, fornitore delle LEDstrip inserite negli arredi e con Lisar, il millworker che si è occupato dello sviluppo degli arredi. Ogni singolo mobile è in pratica un prototipo e per ogni stanza sono stati utilizzati dei materiali differenti. Nello store, infatti, ci sono tantissime superfici finite a vetro e a specchio, oltre a tessuti e altri materiali nobili. La sfida è stata quella di ridurre al minimo le riflessioni su queste superfici. Un mock-up delle stanze è stato fatto per testare i materiali e l’illuminazione a luglio 2014.
In tutto, lo store misura quasi 500m2, diviso in due macro-aree, per un totale di 11 stanze differenti (più 4 camerini e servizi). Particolarmente riuscite le nicchie all’interno e all’esterno (in facciata), dove abbiamo sperimentato il prodotto The Running Magnet di Flos. Oltre all’illuminazione tecnica sono presenti delle lampade decorative, un lampadario in ingresso e i loghi sono stati ridisegnati.

 

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