Riccardo Fibbi e Carolina De Camillis


Riccardo Fibbi e Carolina De Camillis
Santuario di Ercole Vincitore, Tivoli, Roma. Vista del teatro romano in occasione dell'inaugurazione del 2011 (photo © Alessandro Mangione)

Progettare la luce è capire lo spazio, l’oggetto o il monumento, la loro essenza più profonda e il loro significato, da comunicare con la luce

 

Come si diventa lighting designer?
Riccardo Fibbi: Noi abbiamo iniziato alla fine degli anni ‘80, quando il lighting designer era, almeno a Roma, un raro e misconosciuto tipo di professionista. Dopo la laurea con Maurizio Sacripanti (che quando vedeva rappresentato in uno spazio architettonico un apparecchio di illuminazione chiedeva “ma non vi viene voglia di romperlo…”), ho lavorato in uno studio dove si progettavano ristrutturazioni di case e villini borghesi. Nel 1987, per caso, iniziai a collaborare con la Tecnolyte di Roma, che era un riferimento per l’illuminazione tra gli architetti romani. Questo mi permise di partecipare alla messa a punto di numerosi progetti nei Beni Culturali e incontrare Carolina, che già era addentro il settore.
Carolina De Camillis: Il mio rapporto con la luce è iniziato quasi per caso. Inizialmente lavoravo in uno studio nel campo della Fisica Tecnica e Impianti, collaborando anche con l’università, e il mio interesse andava soprattutto agli aspetti acustici. Accettando la proposta di collaborazione della Tecnolyte, ho avuto l’opportunità di completare sul campo la mia formazione accademica e di appassionarmi ai temi della luce. A un certo punto del mio percorso ho sentito forte l’esigenza di proseguire in totale autonomia professionale e con Riccardo abbiamo deciso di fondare il nostro studio, occupandoci quasi esclusivamente di lighting design.

Quali sono i vantaggi per la committenza di una progettazione illuminotecnica affidata a un professionista della luce, a un lighting designer?
CDC: Proviamo a immaginare lo scenario opposto: il committente, in assenza di un lighting designer, si rivolge ad una azienda produttrice, la quale redige una proposta inevitabilmente monomarca, adattando il progetto alla sua gamma di prodotto. Il committente pensa di avere risparmiato il costo di una parcella, ma non è detto che il risultato finale sia ottimale sotto tutti i punti di vista.
RF: I nostri progetti, infatti, sono quasi sempre caratterizzati dall’utilizzo di prodotti di svariate aziende, proprio per ottimizzare l’equilibrio tra scelte tecniche e costi, come solo un professionista indipendente può garantire, con indubbi vantaggi per il committente. In fase esecutiva talora le imprese installatrici propongono di “unificare” gli apparecchi per meglio contrattare gli aspetti commerciali.

 

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