EMERSIONE DALL’OSCURITÀ


Zad Moultaka
Zad Moultaka, SamaS photo © Marzio Emilio Villa, Association Sacrum

ŠAMAŠ DI ZAD MOULTAKA

 

La kermesse della nuova Biennale d’Arte di Venezia, 57esima edizione, ha brillato di eventi, grandi manifestazioni e interessanti novità, tra cui il ritorno del Libano alla Biennale dopo qualche anno di assenza.

Vale quindi la pena concentrarsi qui proprio sul Padiglione Libanese, curato da Emmanuel Daydé.
Il progetto ŠamaŠ, Sole Nero Sole, di Zad Moultaka, prende ispirazione e origine dal codice di Hammurabi – stele considerata come la prima tabella di legge – e dal dio babilonese del sole e della giustizia, raffigurato sull’imponente totem mesopotamico.
Quest’opera monumentale si dibatte tra arcaico e tecnologia, tra l’oscurità della notte e l’innalzamento a un tempio solare, diventa emblema della perenne lotta contro le tenebre che ancora oggi affligge il nostro mondo. Unisce Oriente ed Occidente concentrandosi sull’integrazione della lingua e dei ritmi della musica occidentale e araba, come su effetti scenografici di grande suggestione.

Emmanuel Daydé e Zad Moultaka

photo © lenavilla, Association Sacrum

L’artista, parlandoci del Medio Oriente come la culla delle civiltà, porta la nostra attenzione a quelli che sono a oggi i drammi della guerra che ancora martoria questa parte di mondo. Ci parla dell’Apocalisse araba che minaccia di mettere fine a questa civiltà, ma sottolinea anche che non è inevitabile se solo l’uomo smettesse di essere cieco all’essenza delle cose e smettesse di essere lui stesso fonte della propria sparizione.

Zad Moultaka
Zad Moultaka, SamaS
photo © Marzio Emilio Villa, Association Sacrum

Zad Moultaka
Zad Moultaka, SamaS
photo © Marzio Emilio Villa, Association Sacrum

Situata all’Arsenale Nuovissimo, l’installazione ci immerge nell’immediato in un nero totale, dove, per alcuni lunghi istanti, tutte le nostre sicurezze percettive vengono annullate. Da questa tabula rasa lentamente iniziano ad arrivare le voci di canti primitivi e ancestrali, e a poco a poco emerge una parete che appare come una costellazione composta da 150.000 mila monete libanesi, a simboleggiare il mito del “Vitello d’oro”. Questo tappeto luminoso diventa il riferimento unico all’interno della sala. Continuando a risvegliare i sensi, ci si imbatte in un nero monolite. Il totem che si erge al centro del padiglione è un blocco di un motore di un bombardiere che si svela con la sua inquietante presenza solo dopo qualche minuto.
Ed ecco finalmente che tutti gli elementi si sono manifestati.
Immersi in questo rituale, dove un nuovo dio della luce e della fonte di vita è ricostruito su quello che è un portatore di morte e tenebre, dove le frequenze sonore vibrano per le leghe metalliche delle monete, dove ogni elemento mostra la faccia nascosta della sua natura, Zad Moultaka ci pone di fronte al dilemma millenario se far vincere l’inquietudine umana o la speranza della vincita della luce sull’oscurità.

 

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