ALGORITMI DI SUONO E LUCE

Al Palazzo delle Esposizioni di Roma, per la prima volta, viene ospitata l’ottava edizione di Digitalife, la sezione del Romaeuropa Festival dedicata alle nuove tecnologie, ricerca scientifica e all’arte digitale, in programma dal 7 ottobre al 7 gennaio 2018.
I progetti presentati indagano le diverse influenze che lo sviluppo tecnologico avrà nell’arte contemporanea e sul nostro futuro.

Robert Henke
Robert Henke
photo © Andreas Gockel

Un’anticipazione degli eventi proposti è stata data dal progetto “Lumiere III” dell’artista Robert Henke al Teatro Argentina, mercoledì 4 ottobre. Grazie a un software elaborato appositamente dallo stesso artista, i laser della performance hanno giocato con simboli e figure dalle molteplici chiavi di lettura, creando sculture di luce tridimensionali in assoluta sincronia con il suono che le accompagnava.

Robert Henke, artista di punta di questa edizione, è conosciuto per la sua capacità di dialogo tra suono e luce, riuscendo a costruire opere “immersive” che spaziano tra il concerto elettronico e la visual art. L’artista tedesco crea i propri strumenti e algoritmi per le sue installazioni, e le sue opere-performance sono presentate regolarmente al Barbican (Londra), alla Tate Modern (Londra), al Centre Pompidou (Parigi), al MoMA (New York) e nei maggiori festival internazionali.

Per la sezione principale propone in prima assoluta a Digitalife l’opera “Phosphor”. Un paesaggio temporaneo che definisce ed esprime quello che per l’artista significa “erosione” e “mutamento”, realizzato giocando con fasci di luce ultravioletta, fosforo e l’uso della nebbia. L’installazione muterà in continuazione per tutta la durata della mostra.

Ideatrice e curatrice del progetto Digitalife è Monique Veaute, ambasciatrice della cultura contemporanea con una vita trascorsa fra coreografi, registi e artisti, che l’hanno accompagnata dalla natia Tübingen a Strasburgo, passando per Atene, Parigi, Lisbona e Venezia. Da 35 anni vive a Roma dove ha creato il Festival Romaeuropa, di cui è attualmente presidente, portando al pubblico italiano artisti come Jan Fabre e la stessa Societas Raffaello Sanzio. Monique Veaute è anche consigliere del Maxxi e del gruppo franco-tedesco Arté. È stata amministratrice delegata e direttrice di Palazzo Grassi dal 2007 al 2009.

Molte le sezioni e le nuove proposte in questa edizione. Sei le installazioni site specific per il nucleo principale, una selezione di opere video per lo più inediti in Italia della Biennale de l’Image en Mouvement (BIM). E KizArt per il pubblico più giovane, ideato da Raffaella Frascarelli per Nomas Foundation: una piattaforma realizzata con il coinvolgimento di personalità del mondo dell’arte contemporanea, dove ciascun partner ha proposto un video che ha giudicato adeguato per i bambini da 0 a 14 anni. Per il programma di apertura, KizArt presenta Future Perfect di Miri Segal, suggerito da Stefano Sciarretta (collezionista); The way things go di Fischli and Weiss, suggerito da Loa Haagen Pictet (collezionista); Reel-Unreel di Francis Alys, suggerito da Francesco Arena (artista); At death’s door di Moataz Nasr, suggerito da Mario Cristiani (gallerista); What education for Mars? di Valerio Rocco Orlando, suggerito dallo stesso artista; In Pursuit of Venus di Lisa Reihana, suggerito da Monique VeauteBoing di Patrick Tuttofuoco, suggerito da Maria Rosa Sossai (critica d’arte); Play dead; Real time di Douglas Gordon, suggerito da Gabriele De Santis (artista); The guardians di Adrian Paci, suggerito da Beatrice Bulgari (collezionista); La longue marche du caméléon di Idrissa Ouédraogo, suggerito da Alessandra Mammì (critica d’arte); Speak easy di Marinella Senatore, suggerito dall’artista; Anlee di Pierre Huyghe, suggerito da Massimiliano Tonelli (critico d’arte); Children’s game 12 / Sillas di Francis Alys, suggerito da Bruna Roccasalva (curatrice).

 “WHERE ARE WE NOW?”, tema di tutto il festival, scommette sull’importanza degli sviluppi tecnologici e dei fattori culturali come leve fondamentali della futura evoluzione umana.

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