Il Museo Theatrum Mundi di Arezzo rappresenta una Wunderkammer del XXI secolo, tra percorsi di luce, di colore e di stupore

di Carla Balocco

 

Vorrei fare un breve richiamo al concetto di meraviglia e stupore. L’espressione latina Stupor Mundi, “stupore del mondo” era solitamente utilizzata nella sua accezione iperbolica ovvero per indicare nella storia la grandezza e l’importanza di personalità. Nel suo Trattato, La Metafisica, Aristotele indica che: “Grazie alla meraviglia di quelli, gli uomini dapprima iniziarono e ancora adesso prendono a filosofare…”. Dunque l’inizio e la causa del filosofare è questa meraviglia originaria, trasformata nel corso del tempo nei modi e modalità più svariate. Filosofare dunque, ovvero chiedersi il perché delle cose e perché stanno in quel modo e si presentano tali e non in altro/altre forme, cercare le risposte a cui altre discipline (scientifiche) diverse dalla filosofia non le trovano o non le sanno dare. Le questioni filosofiche interessano in verità tutti anche chi non se ne accorge o non se ne è mai reso conto: modificano il nostro “abitare”, lo stare e porci nel mondo, il nostro modo di indagare, leggere, vedere e comprendere, vivere, risolvere problemi pratici, soffrire o divertirci, arricchirci o cadere in miseria. Il Kalón è lo stupore e l’incanto nell’antica Grecia, ovvero “ciò che piace”, che suscita ammirazione, che appaga l’occhio del corpo e della mente. Il legame tra arte, nella sua accezione più ampia, e senso comune come visione attiva e quindi percezione del bello, avviene per mezzo della luce capace di destare il Kalón. Il bello è ciò che definiamo grazioso, carino, utile, giusto e buono e quindi ciò che in fondo vorremmo avere e ci piacerebbe per noi. Gli oggetti di arte, appartenenti al senso comune, non sono solo ciò che esteticamente risulta bello, ma ciò che conosciamo empiricamente, usiamo praticamente, strumenti della vita quotidiana che ri-scopriamo, ri-vediamo con la sensibilità della mente capace di destare in noi il perturbante di un oggetto comune, usuale, financo di produrre gli effetti di un lisergico … un momento di esperienza sinestetica come modo pre-intellettuale, non razionale di pensare. Ecco allora che le cose della vita quotidiana talvolta trascurate poiché ritenute prive di significati elevati, riflettono in realtà un esserci al mondo ed insieme agli altri, costituiscono quella cultura e conoscenza che una luce pensata per coerenza di colore e qualità, può evidenziare. Citando Heidegger: “Quando si pensa alla nascita, al venire al mondo, si pensa alla luce che si apre sull’essere; un essere illuminato…”. La luce destinata alle Camere delle Meraviglie dovrà allora prendersi cura dello stupore, del disincanto ed incanto, del perturbante che sono i tratti più umani ed originali dell’essere, incipit di curiosità e conoscenza. Questo è quanto è stato fatto nel Theatrum Mundi di Arezzo: percorsi di luce, di colore e di stupore.

 

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